
Viareggio. Un mondo fatto di pescatori, di bovi, di barche lasciate al salmastro della darsena viareggina. Ma anche di poveri ritratti nei pressi della Ruche, a Parigi, o di malati visti nella clinica di Nozzano. Quella di Lorenzo Viani (Viareggio 1882 - Ostia 1936) è una figura unica nel panorama nazionale. Il suo tratto inconfondibile, nervoso, forte, pieno di sentimento e i suoi mondi popolati da emarginati e reitti l'hanno consacrato come il più grande esponente dell'espressionismo italiano. Enrico Dei, proprietario del più importante archivio storico su Viani, racconta questo artista in occasione della pubblicazione della monografia a lui dedicata, attualmente in vendita con il quotidiano toscano «Il Tirreno» ed edita da Pagliai Editore di Firenze.
Partiamo dal titolo: «Lorenzo Viani. Tra la Senna e le Apuane: l'apocalisse del segno». Perché questa scelta?
«Volevo mettere in evidenza il duplice aspetto dell'opera e della personalità di Viani. Da un lato la sua dimensione europea che trova il culmine con l'esperienza parigina. Dall'altro le Apuane che rimandano alla realtà in cui Viani è nato e cresciuto. La grandezza di Viani è quella di aver dato un respiro internazionale alla sua arte restando in Versilia».
Nel suo saggio punta sull'aspetto biografico, mettendo in relazione i periodi della vita dell'artista con diverse inclinazioni pittoriche e tematiche...
«Ho cercato di raccontare il Viani uomo. Una persona molto concreta, istintiva, poco incline al sogno. Penso sia importante scoprire il carattere di Viani per capire le sue opere. Viani era un artista scomodo perché con i suoi dipinti ci mette di fronte alla nostra coscienza».
Nel suo intervento inserisce carteggi e aneddoti inediti della vita dell'artista.
«Si, sono documenti che fanno parte del mio archivio personale. Un archivio messo insieme in oltre quarant'anni di lavoro. In questo volume, per esempio, ho inserito la lettera di condoglianze spedita da Ugo Ojetti alla moglie di Viani. Inoltre parlo e riporto documentazioni su una brutta faccenda che ruota attorno a una mostra a Milano, nel 1929. Si tratta di un episodio che ebbe pesanti risvolti legali e psicologici sull'artista. In quell'occasione infatti Viani non riescì ad onorare gli impegni sottoscritti con il gallerista per le spese. Così, dopo aver subito pignoramenti di mobili, libri e dipinti, cercò aiuto nell'allora capo del governo Benito Mussolini tramite Italo Balbo. Mi piace sottolineare in tale contesto come questo artista abbia subito nella sua vita molte tribolazioni e tantissimi disagi. Nella lettera al Duce è fragile e disarmato e si sente sconfitto dalla sua stessa arte. Così Viani, che in gioventù era stato un anarchico e poi un socialista, aderisce ufficialmente al Partito Fascista. Quel che mi piace sottolineare però è come in arte Viani resti sempre dalla parte del popolo. La sua figura in seguito è stata molto segnata da questa adesione anche perché è morto a 54 anni e non ha avuto il tempo di prendere atto di ciò che è stato quel partito nelle sue pagine più buie. Alla fine e in più occasione è stato superficialmente bollato come artista di regime. Cosa ovviamente tutta da rivedere».
Se dovesse definire in poche parole la figura di Viani, cosa direbbe?
«Un grande autonomo, un fantastico disegnatore».
Alice Barontini
(La foto è stata gentilmente concessa da Enrico Dei)

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