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Ugo Nespolo. Intervista in bilico tra arte, cinema ed eclettismo

Ugo Nespolo al Monte Carlo Film Festival <br />
Foto Claudio Barontini

Principato di Monaco. Per la precisione, Monte Carlo. Durante la decima edizione del Monte Carlo Film Festival de la Comedie - con Ezio Greggio al timone di questo mega evento che porta in scena tanti attori, registi, personaggi celebri di tutto il mondo - tra i membri della giuria abbiamo incontrati Ugo Nespolo, una delle personalità più eclettiche del panorama culturale italiano (e non solo). Era a Montecarlo perchè è amico di Greggio ma soprattutto perchè, proprio lui che con il cinema ha un rapporto tutto speciale, ha firmato il manifesto del 2010.

Arte e cinema: per lei si tratta di un binomio stretto, che lo accompagna dagli anni '70...Tanto che il Museo del Cinema di Torino ha ospitato una sua grande mostra antologica. Com'è nata questa voglia-esigenza di contaminare i due linguaggi, di essere un artista multimediale? Arte e cinema stanno insieme in maniera quasi naturale. Pensando alle avanguardie storiche che hanno cercato di espandere il concetto di arte con l'idea di includere il mondo intero ho allargato sin dall'inizio il mio orizzonte operativo. L'incontro poi nei tardi anni settanta con il New American Cinema è stata la scintilla da cui son partito con pochi altri artisti. Ho nel corso degli anni realizzato molti films che sono spesso ospitati in Musei in giro per il modo. Il Museo del Cinema di Torino ha realizzato un paio di anni fa una grande mostra antologica che ora esortiamo in musei e nazioni diverse.

Ha realizzato molti importanti lavori per il teatro, ha personalizzato la maglia rosa del Giro d'Italia nel 2003, ha dipinto il drappellone del Palio di Siena, ha lavorato con famosi designers, si è espresso nella cartellonistica pubblicitaria e in molto altro ancora...Quanto è importante per lei essere eclettici e portare l'arte in mezzo alla gente, al di fuori delle vie canoniche di diffusione? L'eclettismo è senza ombra di dubbio un atteggiamento molto rispondente alla reale possibilità di portare l'arte nella vita. Per questo ho cercato di invadere territori affini, concomitanti ma tutti pero' facenti parte di un quadro che ha davvero da fare col concetto di sposare arte e vita. L'altra idea è quella di mettere insieme quelli che tradizionalmente sono considerati i due livelli apparentemente antitetici di cultura alta e bassa. Il compito dell'artista oggi mi pare debba essere proprio quello di mettere insieme i due livelli e portare l'arte davvero fuori dalle secche dello specialismo.

Come ha conosciuto Ezio Greggio e come è nata la collaborazione per la realizzazione del manifesto per il 10 Monte-Carlo FilmFestival de la comediè? Ezio Greggio è un amico di vecchia data. Siamo entrambi biellesi e poi abbiamo amici molto comuni come Antonio Ricci ed altri. Volentieri ho lavorato al manifesto del Festival di Montecarlo, un festival fondato sul sorriso e sull'ironia. Questo è un mondo in cui sto bene.

Quando si è avvicinato all'arte? Da sempre cioè come nei casi più logici sin da bambino. Non ho mai pensato di fare un altro mestiere.

Se non avesse fatto l'artista, cosa avrebbe fatto? Il magistrato. Mio padre sarebbe stato felice.

Colleziona opere d'arte? Si, dal momento che amo tutta l'arte e quindi non soltanto la mia. Cosa che invece gli artisti non fanno.

La sua arte descritta da lei, con pochi aggettivi. Ironica ed eclettica.

Quando si accorge che una sua opera è finita? Quando ho voglia di iniziarne una nuova.

Ha una macchina del tempo: che artista del passato vorrebbe incontrare? Marcel Duchamp.

E l'artista che ha conosciuto davvero e più l'ha affascinata? Andy Warhol.

Secondo lei dove andrà l'arte del futuro, che direzione prenderà? E' l'enigma del secolo. Certo una direzione più decisa. Viviamo un'epoca di confusionismo di incertezza e l'arte ne è testimonianza.

Alice Barontini. Copyright Artimes

 



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