
La Spezia. Un quadro appeso alla parete di un ufficio della Mediaset. E poi una riunione, proprio in quell’ufficio, per decidere le scenografie del programma acchiappa share «Zelig», quello condotto da Claudio Bisio e Vanessa Incontrada. La ricerca di un’idea, di un qualcosa di nuovo e infine l’intuizione di uno dei produttori: perché non usare i personaggi di quel dipinto per animare sigla e scenografie? Creatore dell’opera di cui stiamo parlando è Francesco Musante, artista genovese che da anni vive e lavora nel borgo medioevale di Vezzano Ligure, alla Spezia. I personaggi che hanno colpito tanto quel produttore, invece, sono i suoi fantasiosi e coloratissimi omini immersi in un cielo blu stellato che, se solo qualche tempo fa erano richiestissimi da un seguito di attenti collezionisti, ormai stanno conquistando proprio tutti, anche i non addetti ai lavori. «Le mio opere erano già molto richieste – spiega infatti Musante, che ha collezionato mostre un po’ in tutto il mondo – però devo dire che dopo la sigla di Zelig l’interesse della gente nei miei confronti si è quasi triplicato. Da un lato ovviamente ne vado fiero, ma per uno che nella vita ha sempre vissuto d’arte è impressionante pensare come bastino pochi minuti in televisione per raggiungere il grande pubblico». Tutto merito della sua pittura: allegra, magica e fantasiosa anche nella tecnica. Mista, ovviamente. Capace di riunire su un’unica tavola olii, carta, smalti sgargianti e inserti lignei. «Quando due anni fa mi hanno chiesto di collaborare con Zelig – racconta l’artista, che è nato nel 1950 e che alla sua firma allega sempre la data di nascita (il 17 febbraio) – ero entusiasta. Anche perché i miei lavori e questo programma sono uniti da uno spirito allegro e un po’ dissacrante. Sono appropriatissimi l’uno per l’altro, il che non è poco visto che l’incontro è stato casuale. Se mi fossero state chieste delle opere per altre scenografie probabilmente avrei dovuto lavorare il doppio. Invece per Zelig tutto era già praticamente pronto». La pittura di Musante del resto sembra uscita da un sogno, tanto che prima di Zelig l’artista aveva illustrato le opere di moltissime fiabe, da quelle di Collodi a quelle di Andersen. «Mi piace fare una pittura che faccia fantasticare, capace di catapultare lo spettatore in un mondo lontano dalla realtà. Non sono d’accordo con quel tipo di arte che vuole rappresentare la vita nei minimi dettagli, non tralasciando neanche gli aspetti più macabri e scioccanti. Per me l’arte deve essere qualcosa di bello. Perché di sognare ne abbiamo tutti un gran bisogno».
© foto Claudio Barontini