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Omaggio a Pietro Cascella

Omaggio a Pietro Cascella

Venezia. AD un anno dalla scomparsa, l’«Omaggio a Pietro Cascella» (Pescara, 1921 - Pietrasanta 2008) nella 53a edizione della Biennale di Venezia puntualizza l’attualità che il lavoro di questo grande artista del Novecento ebbe nell’ambito della scultura monumentale. Il catalogo che accompagna l’evento, con testi dei curatori, del Ministro Sandro Bondi e della moglie, anche lei scultrice, Cordelia von den Steinen, riproduce un’ampia rassegna della sua produzione, che annovera alcuni emblemi della sua scultura ambientale – tra cui la recente Ara Pacis del 2006, finora inedita – e alcune delle sue opere più note, naturalmente inamovibili, come il Monumento di Auschwitz, l’Arco della pace di Tel Aviv e il Monumento a Giuseppe Mazzini di Milano. Opere che, come ricorda Enrico Crispolti nel volume, testimoniano la profonda sensibilità civile di Pietro Cascella che, dagli anni sessanta del Novecento al primo decennio del Duemila, è stato uno scultore non soltanto di possente dimensione monumentale e di riscontro ambientale, ma di autentica e consapevole dimensione pubblica.

Scrive il ministro Sandro  Bondi: «L'arte come un fiore, nasce dalle pietre. Della sua lezione poetica mi hanno sempre sorpreso i segreti che Pietro svelava con semplicità e i misteri della natura che traduceva in realtà agli occhi. “Nelle Pietre - soleva dire -  giacciono infinite tempeste di vento e nei loro colori si nasconde la voragine del tempo”. Così Cascella raccontava le storie incredibili che si nascondono nelle pietre. I loro racconti millenari erano svelati da Pietro col suo sorriso enigmatico, come quello degli etruschi, di chi conosceva la verità e ne serbava nel proprio segreto, sfidando la razionalità umana a penetrarne gli arcani per manifestare alla coscienza ciò che, per lunghissimo tempo, era rimasto nascosto. Dai suoi monumenti si emana quell’atmosfera di sospensione che rappresenta lo spazio dell’anima dove si sedimentano le emozioni, quando tutto apparentemente sembra fermo e muto. Così Cascella ha saputo interpretare le inquitudini dell'uomo contemporaneo e la tragedia della storia del Novecento».

Cordelia Von den Steinen, scultrice e moglie di Pietro, nel catalogo scrive invece le memorie del cantiere del Monumento ad Auschwitz: Museo di Osviecim Polonia 20/10/1966.

 «Carissima Cordelia [...] risento ora nell’anima i vecchi violini, violini e trombe, suonati da tutti i rabbini morti nel campo, mi tengono compagnia durante il lavoro, con i loro nasi adunchi come grandi lame nel vento d’autunno - a questo, oggi, ho pensato mentre lavoravo al nuovo progetto della torre, in basso sul davanti  c'è proprio una barriera di protesta fatta da questi strani, poetici fantasmi. Una spettrale barriera, crudele e decisa, in opposizione paurosa, una vendetta biblica, una lunga tragica opposizione, uno sbarramento a quanti vorranno ancora uccidere. Lo sai che nel silenzio del campo si sentono mille favole raccontate da tutti i morti. Nell’erba alta ci sono ancora le loro immortali impronte [....] Il tuo Pietro».

«Pietro mi disse - racconta Cordelia -  che queste presenze immaginate diventarono come tangibili ogni volta che scorse in terra un piccolo segno di vita cancellata: una vecchia forchetta con le iniziali incise, un paio di occhiali, un bottone. Tra questi "strani poetici fantasmi " ne ricordava qualcuno in particolare e ogni volta con rinnovata emozione...»

Testi di: Sandro Bondi, Luca Beatrice, Beatrice Buscaroli, Enrico Crispolti, Cordelia von den Steinen. Pubblicato da Silvana Editoriale 2009. Prezzo di copertina: 20,00 Euro



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